Cos’è la fragilità dell’anziano?

Nella letteratura scientifica è stata introdotta la definizione di “anziano fragile” per indicare una tipologia di anziano con una precaria stabilità delle condizioni cliniche con un elevato rischio di complicanze a cascata che possono portare alla perdita dell’autonomia funzionale o alla morte.

La fragilità è una sindrome fisiologica caratterizzata dalla riduzione delle riserve funzionali e dalla diminuita resistenza allo stress, risultante dal declino cumulativo di sistemi fisiologici multipli che causano vulnerabilità e conseguenze avverse correlata a pluripatologia, disabilità, rischio di istituzionalizzazione e mortalità. (Fried 2004)

LA FRAGILITÀ È

  • una sindrome
  • una situazione reversibile

LA FRAGILITÀ NON È

  • una patologia
  • una tappa obbligatoria della vecchiaia

Cosa vuol dire vivere quotidianamente la fragilità?

La signora Carla, di anni 78, è vedova e vive sola. Ha 2 figli e 4 nipoti.
Purtroppo è ipertesa, in sovrappeso e da qualche tempo soffre anche di artrosi all’anca destra.
È il 24 di dicembre, domani a casa sua si festeggerà Natale tutti insieme.
Sta per mettersi ai fornelli come ha sempre fatto, ma aprendo il frigorifero si accorge di aver dimenticato di comprare l’arrosto.
È quasi sera e fuori fa freddo, ma nonostante questo Carla decide di andare a piedi dal macellaio, a due isolati da casa sua.
Il marciapiede è ghiacciato e lei fatica a stare in equilibrio, l’artrosi all’anca e i suoi 75 kg non aiutano.
Si concentra molto per cercare di non cadere e in breve tempo si ritrova completamente sudata e molto agitata. Nonostante tutto riesce a portare a termine la sua missione.
Il 25 dicembre e la signora Carla deve rinunciare al pranzo di Natale in famiglia perché costretta a letto con raffreddore e febbre.

Forse la signora Carla si sarebbe ammalata comunque, certamente per portare a termine la sua missione  ha dovuto investire una buona parte delle sue fragili risorse e correre rischi importanti per la sua salute (cadute, complicazioni cardio-polmonari) oltre che sottoporre se stessa ad un forte stress psico-fisico.

Concretamente, che rischi corre la persona fragile?

La signora Carla ha corso il rischio di cadere e quindi procurarsi una frattura con conseguente ospedalizzazione ed eventuale intervento chirurgico. Nelle sue già fragili condizioni di salute questo avrebbe potuto significare sicuramente tempi più lunghi di recupero ma anche la possibilità di un mancato recupero e quindi la disabilità permanente. Avrebbe anche potuto avere complicazioni cardio-polmonari e quindi sviluppare una broncopolmonite, con conseguente ospedalizzazione, complicazioni neurologiche (delirium, convulsioni, ictus).
Queste complicazioni, in molti  casi possono anche essere letali.
Lo stress causato da questa avventura, nell’immediato non le ha fatto correre dei rischi concreti, tuttavia la percezione che lei ha di se stessa è cambiata, si sente meno sicura delle sue capacità di vivere da sola e di rispondere alle sue necessità. Probabilmente questa esperienza la porterà ad essere meno propositiva e quindi, anche se questo la renderà piuttosto triste a non uscire più durante il periodo freddo e non organizzare più pranzi a casa sua.

Questo non significa semplicemente invecchiare? Assolutamente no.

Il signor Mario a 65 anni viene operato di protesi al ginocchio sinistro e a 68 anni scopre di avere glicemia un po’ alta, colesterolo al limite. Il medico di Mario gli prospetta i rischi a cui sta andando incontro, quindi Mario, un po’ preoccupato, decide di seguire una dieta più equilibrata e di accompagnarla all’attività fisica. Mario quindi inizia a mangiare più pesce, ad usare l’olio extravergine di oliva, legumi e ridurre la quantità di zuccheri, salumi e formaggi.

Mario ha rispolverato anche una sua vecchia passione: la bicicletta, e quindi con un gruppo di amici esce per un allenamento ogni martedì e ogni venerdì. Sabato sera, inoltre ha deciso di accontentare finalmente la moglie e quindi di andare a ballare.

Oggi Mario ha 78 anni, continua a mantenere le sue abitudini alimentari e di attività fisica e nonostante colesterolo e glicemia siano sempre al limite, in questi anni non ha mai avuto bisogno di prendere farmaci.

Mario ci insegna che la fragilità è una situazione reversibile e non è una tappa obbligata per invecchiare. In altri termini “non dobbiamo aggiungere anni alla vita, ma vita agli anni”.